New Frontiers: l'intervista a Carlo Sestini di SESTINI
Inizi, conferme e futuri traguardi. Il digital creator e fondatore del marchio di occhiali SESTINI racconta la sua visione, la passione per il cinema e l'ambizioso obiettivo di diventare un marchio leader nell’occhialeria.
Originario di Impruneta, nato sotto il segno dei gemelli, classe 1994 e parla 5 lingue. Carlo Sestini ammette che con i suoi studi avrebbe voluto inseguire la carriera diplomatica perciò nella vita si ritrova a studiare Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. «Nonostante i miei studi, ho iniziato con me stesso, facendo l’influencer - e sono arrivato veramente a un bellissimo punto facendo dei numeri incredibili -, ora sono in una fase della vita in cui apprezzo di più la qualità che la quantità» racconta Carlo Sestini, «Il mio marchio di occhiali SESTINI si focalizza in primis sulla qualità, perchè è tutto frutto di un lavoro artigianale. Ogni montatura che sia da vista o da sole è realizzata a mano da una persona che ha più di 40 anni di esperienza nel mondo dell’ottica».
L’OFFICIEL ITALIA: Come hai iniziato a lavorare con la moda?
CARLO SESTINI: Ho cominciato come modello, poi ho avuto la fortuna di trovare un manager che mi ha spinto nel mondo dei blog e da quel momento ho iniziato a postare. Avevo già un following più che dignitoso su Instagram, poi ho iniziato a collaborare con Dolce&Gabbana, ho sfilato per loro e ho fatto delle campagne con i fratelli Morelli e la Chiara Scelsi. Poi ho capito quanto fosse importante la mia libertà economica.
LOI: E come hai cominciato con gli occhiali?
CS: Sai da piccolo venivo bullizzato per le mie folte sopracciglia e mi piaceva coprirle con le montature degli occhiali. Ricordo che andavo in questo negozio che si chiamava Epoca, prendevo i modelli che mi piacevano di più e li smontavo all'ottica Torelli - che era accanto - e facevo i miei occhiali custom decidendo le mie lenti. Per me era come se fosse un modo per proteggermi, e gli occhiali mi davano allo stesso tempo la possibilità di esprimermi in maniera adeguata al contesto sociale in cui vivevo. Con questo accessorio io potevo guardare le persone, ma le persone non potevano vedere me. Io non conoscevo assolutamente nulla dell'occhialeria, non conoscevo nemmeno Thélios, Luxottica o Safilo e nel 2020 ho lanciato il mio marchio. Era un anno pesante per presentare qualsiasi business tra pandemia e inflazione, io però immaginavo di vendere tramite i miei follower e tramite le connessioni che potevo avere, in verità non è stato così…
LOI: E come ci sei riuscito?
CS: Ho iniziato a capire come funzionava il mondo dell'ottica, che cosa significava avere un prodotto di qualità, per ricevere il giusto rispetto. Dato che gli ottici non compravano, e anche i fashion accounts non erano interessati, ho pensato di provare ad entrare nel mondo dell'hotellerie. Abbiamo cominciato con l'Eden Rock di Saint Barth, dell’Oetker Collection Hotel prendendo in conto vendita una selezione di occhiali che sono andati subito sold out. Ho capito che ciò che è cominciato per gioco è diventato qualcosa di molto più serio. Poi dopo 12 anni di vita trascorsi a Londra, ho deciso di tornare a Firenze perché volevo seguire in prima persona la produzione. Da quel momento ricevuto l’attenzione anche dai retailer da Luisa Via Roma, Level Shoes a Dubai, la Galerie Lafayette a Doha, Harvey & Nichols a Riyad, Modes a St. Moritz, Portofino, Porto Cervo, Positano, e a Milano dove abbiamo fatto l’evento di lancio.
LOI: C’è qualcuno che ti sarebbe piaciuto vedere con le tue montature?
CS: Adoro Michael Jackson, mi sarebbe piaciuto tantissimo che lui avesse avuto una mia montatura. Ma anche icone senza tempo come la Sophia Loren, Monica Vitti che mi piace tantissimo, Gina Lollobrigida, Iris Apfel, Clint Eastwood e Ennio Morricone.
LOI: Da chi prendi ispirazione per il tuoi modelli?
CS: Prendo molto ispirazione da mia mamma, è una donna molto forte che ha cresciuto me e mio fratello da madre divorziata e single. Per questo tendo a rappresentare donne potenti come astronauti, super-sportive o business woman con un three piece suit di velluto e occhiali da sole a farfalla.
LOI: Hai un team che ti supporta?
CS: Ho un team di 8 dipendenti che trasforma i miei disegni fatti a mano in DXF e in CAD. lo sto imparando ora ad utilizzare i programmi, è complicatissimo. E tra le figure cardini della mia azienda c’è Oliviero, un artigiano che ha più di 40 anni di esperienza nel settore dell’occhialeria.
LOI: Sei più interessato agli occhiali da vista o da sole?
CS: Tutti e due, ho iniziato facendo gli occhiali da sole, poi ho capito che l'ottica è la parte più importante, perchè una persona indossa molto più spesso la stessa montatura da vista, perchè si tende a cambiare gli occhiali da sole come se fossero delle caramelle.
LOI: Quali sono le tue passioni?
CS: Sono un grande amante del cinema. Amo i film di Clint Eastwood, apprezzo molto le atmosfere, i colori e la fotografia dei capolavori di Quentin Tarantino, ma anche i lavori di Martin Scorsese. E poi tutti quei film cult che vanno da “American Gigolò” a “Pretty Woman”.
LOI: So che per scelta non fai gifting, ma se dovessi iniziare a farlo chi ci sarebbe nella tua lista?
CS: Inizierei con manderei un paio a Barbara Streisand, mi piacerebbe tantissimo come recita e apprezzo anche le sue canzoni. Poi Giorgio Armani, perchè è una persona divina, Rossy De Palma, Meryl Streep, Anne Hathaway, Damiano dei Måneskin - che ha già indossato i miei occhiali a farfalla - gli Empire of the Sun, Lady Gaga e Miley Cyrus.
LOI: Che obiettivi hai per SESTINI?
CS: Mi piacerebbe che diventasse un marchio di riferimento e leader nell’occhialeria esattamente come Essilor Luxottica o Safilo. Sogno il percorso e l'evoluzione che ha fatto Chrome Hearts. I miei occhiali sono realizzati in Italia, costano dai 500 ai 1200 euro, vorrei utilizzare materie prime pregiate come l'ulivo rappresentando la Toscana oppure il corno. È molto complicato perché è il prodotto che deve conquistare l’attenzione ed è per questo è fondamentale migliorare costantemente i modelli dalle cerniere, alle anime e le viti. E per far tutto questo sono necessari gli stampi su misura che possono costare cifre inimmaginabili.
LOI: E invece hai lanciato delle nuove collezioni adesso?
CS: L'ho presentata a New York durante Vision Expo East 2024 e sarà disponibile per l’estate. Ho girato anche la campagna a Palermo su una barca e in un bellissimo hotel nel centro città. Il punto di partenza della mia ultima collezione è stata Villa Borghese a Roma, sono rimasto esterrefatto dalla bellezza artistica, ho amato gli affreschi che ho deciso di richiamarli introducendo dei motivi all’interno delle anime di metallo ricoperte di acetato.
LOI: Nella vita hai avuto qualche mentore?
CS: No, ma mi piacerebbe tantissimo averne! Le persone partono prevenute con me, mi vedono come un belloccio, forse stupido e anche materialista. Questo succede perché lavorando come influencer, da fuori si percepisce solamente questo, ma quando mi conosci capisci che sotto sotto c’è ben altro. Nonostante il mio lavoro da influencer, io con il mio marchio non ci metto mai la mia faccia, cerco di tenere sempre le cose separate e questo è un consiglio che mi ha dato Gilda Ambrosio di The Attico.
LOI: E come concili il tuo lavoro da digital creator con il tuo marchio?
CS: Per me una cosa non esclude l’altra. Ho il mio marchio di occhiali - che porto avanti con devozione - e parallelamente collaboro come influencer con marchi come Brunello Cucinelli, Prada, Bulgari, Montblanc, Ferragamo e Giorgio Armani. Riesco a presenziare agli eventi, partecipare alle fiere dell’occhialeria, trovare il tempo per postare e porto avanti le mie consulenze. E questa duplicità mi aiuta, agli eventi riesco ad instaurare molte connessioni che aiutano il mio brand, prima invece, aiutavano solamente la mia immagine che ho capito essere molto più effimera di quanto credessi. Io non sono interessato al product placement di me stesso.
LOI: Se dovessi scegliere dei marchi con cui ti piacerebbe collaborare?
CS: Vorrei avviare una produzione per Brunello Cucinelli, per Loro Piana o per Hermès. La mia realtà ora è ancora piccola, ma tutto cambia in fretta e tra dieci anni vediamo a che punto sarò. Mi piacerebbe supportare anche i piccoli player che possiedono un brand.
LOI: Quanto è importante la comunicazione per il tuo marchio per te?
CS: Per i marchi è vitale, per me no. Io ho avuto le mie glorie e non vivo per la gloria. La comunicazione nel mondo dell’ottica è terribile. Infatti non escludo l’idea di fare direzione creativa per alcuni brand, adorerei vedermi al timone creativo della linea eyewear di Bulgari, penso che con Thelios loro stanno facendo già un bel lavoro.
LOI: E invece qual è secondo te la soddisfazione più grande del tuo marchio?
CS: Avere un marchio significa possedere un piccolo impero e oggi sono fiero che posso mantenere i dipendenti della mia azienda.