Multidisciplinary Approach: l'intervista a Ilenia Durazzi di Durazzi Milano
L’idea di Durazzi Milano, brand creato da Ilenia Durazzi, si concentra sull’empowering femminile e nasce dalla condivisione di diverse visioni artistiche.
L’approccio di Ilenia Durazzi alla moda è multidisciplinare e frutto di interscambi con una solida community fatta di artisti, performer, musicisti e creativi con cui collabora, tra cui Maurizio Cattelan, con cui ha fondato il marchio a Milano. All’interno della sua pratica creativa si ritrova un immaginario che richiama l’Arte Povera, la passione per il DIY e esplora il labile confine tra fetish e abbigliamento equestre. Il tutto declinato con eleganza e discrezione: «Nella vita credo di essere stata forgiata dalla mia curiosità e dalle figure ricorrenti che mi circondano, dal proprietario della galleria al negoziante di modernariato. Ma è stato cruciale anche lo scambio con persone di culture e settori differenti».
L'OFFICIEL ITALIA: Hai lavorato da Maison Margiela e da Balenciaga… Come hai cominciato?
ILENIA DURAZZI: Già ai tempi del liceo frequentavo corsi di cartamodello per realizzare vestiti, poi mi sono laureata in fashion design e sono stata selezionata da Vogue Talent. Volevo lavorare per marchi che avessero ancora al vertice il fondatore - come Yohji Yamamoto - ma ho iniziato la mia carriera da Balenciaga nel 2009 sotto la direzione creativa di Nicolas Ghesquière, ed è stato un periodo meraviglioso. Poi sono andata da Maison Margiela, un altro marchio di cui apprezzavo la visione dove mi sono occupata del menswear. Dopo otto anni a Parigi sono ritornata in Italia, ho iniziato a lavorare come consulente per alcuni marchi e progetti legati all’arte costruendo così il mio network.
LOI: Come è nata l’esigenza di fondare il tuo brand?
ID: Quando è scoppiata la pandemia, le consulenze si erano interrotte. Senza sforzarmi troppo, cercavo di capire come conciliare le mie idee sulla moda con la mia passione per l’arte contemporanea e l’equitazione. E consapevole delle difficoltà di inserimento nel fashion system, inizialmente volevo creare solo una capsule a budget ridotto per il mondo dell’equitazione. Poi però grazie ai feedback il progetto è cresciuto fino a diventare un marchio più strutturato.
LOI: Come mai l’interesse per l’equitazione?
ID: In età adulta ho scoperto che mi piace andare a cavallo, non ho mai gareggiato, né visto l’equitazione come un lavoro. Ho iniziato a prendere lezioni, cavalcare in mezzo alla natura è un’attività che genera un senso unico di libertà. Ho cavalcato anche in Costa Rica nella giungla, senza morso e sella ed è bello coltivare un legame con l’animale, mi ha insegnato a farmi rispettare e a lasciarmi andare. Dietro al mondo dell’equitazione c’è anche un guardaroba incredibile a partire dalla selleria, le uniformi, gli accessori da cavalcata fino ad arrivare ai dettagli di costruzione.
LOI: È stato facile identificare il tuo prodotto e il target?
ID: La prima cosa che è nata è stata lo stivale da equitazione, poi il logo, il D-Ring che ricorda le briglie del cavallo così come i choker, che strizzano l’occhio al mondo fetish e compaiono in versione elegante. Sai a me non piace risultare sfacciata a tutti i costi. Il mio è un prodotto di lusso, daywear, per una donna che vuole investire sui capi, attenta alla qualità e che abbraccia il mio immaginario. Mi figuro Durazzi indossato da galleriste, scrittrici, economiste, politiche, scienziate e artiste. I capi e gli accessori sono comprensibili anche ad un pubblico maggiore, rimangono wearable e non sono difficili da decifrare. Il prodotto è italiano su tutta la filiera, dalla produzione dei tessuti fino a quella dei capi. La maggior parte dei fornitori li conoscevo già da altre aziende del lusso con cui ho lavorato, eccellenze del savoir-faire.
LOI: Che cosa ti attrae di più invece dell'arte?
ID: Lo stimolo che mi offre mi rende viva. È una ricerca ossessiva che mi spinge a rimanere sempre informata e a vivere intensamente il settore, visitando per esempio gli studi degli artisti. Mi nutre. Mi piace incontrare universi che sono vicini al mio modo di pensare e a volte invece mi piace essere destabilizzata perché l’arte può essere anche respingente. Mi reputo sensibile e per me la cosa fondamentale è percepire emozioni, è terribile quando non si sente nulla. Oggi ricevo un grande supporto dal settore dell’arte, la mia prima presentazione l’ho fatta da Massimo De Carlo, la seconda da Cardi Gallery, non è nostra intenzione chiuderci solo al settore moda.
LOI: Dici così perché detesti qualcosa del sistema?
ID: No, ma mi fa male vedere in circolazione prodotti usa e getta. Poi detesto i copia e incolla fatti senza pensiero, perché portano a risultati scadenti e non in linea con la corretta etica lavorativa.
LOI: Trovi che ci siano ancora tante differenze di genere nel settore?
ID: Tutte le volte che si pensa ad un lavoro creativo, è difficile associarlo a una figura femminile. Io stessa a volte mi ritrovo circondata da uomini, che spesso possiedono anche meno esperienza di me, ma per retaggio culturale si tende a fare affidamento sul genere maschile. Ripongo più fiducia nel settore dell’arte, ci sono cambiamenti repentini rispetto alla moda che per assurdo dovrebbe essere uno spazio più trasgressivo. Stiamo andando a ritroso, in modo particolare per le figure legate al business.
LOI: Che approccio hai alla comunicazione? Penso alle tue presentazioni che conciliano arte e moda…
ID: Ad oggi la nostra comunicazione è handmade, abbiamo un artistic director che ci sta aiutando a definire al meglio la nostra identità. La sfilata è quasi un déjà vu, e non è solo un fattore economico, la formula delle presentazioni è funzionale nel nostro caso. Troviamo sempre collaborazioni con artisti che realizzano setting e coreografi che orchestrano azioni performative per raccontare le nostre collezioni. Per “Teatro Continuo” la collezione F/W 24, abbiamo collaborato con l’artista Silvia Costa per la realizzazione della performance. Partendo dai tentativi sperimentali di John Cage abbiamo creato tre set dove alcune performers si cambiavano di continuo ogni volta che cambiavano set e recitavano in loop per due ore.
LOI: Che cosa ti ispira per Durazzi?
ID: Oltre al nostro DNA legato al mondo equestre. per ogni stagione c’è un’ispirazione legata alla materia. Per la collezione “Monument to Herself” S/S 24 abbiamo creato montagne di argilla fresca e ricavato un profumo in flaconcino che ricordava la cavalcata del cavallo dentro questa galleria. Per noi queste sono piccole cose che regalano un’esperienza. Per l’ultima collezione S/S 25 mi sono ispirata invece al vetro, materiale trasparente, fragile, etereo ma anche iper tagliente allo stato grezzo. Da qui sono passata alla metamorfosi del ghiaccio, per questo alla presentazione di “Sculture Sonore” erano presenti delle sculture di ghiaccio che si scioglievano con un’installazione di microfoni distribuiti sul pavimento.
LOI: E poi l’hai presentata nel vostro nuovo headquarter…
ID: Sì, oltre ad essere la sede dell’ufficio stile e della produzione, questa base è stata concepita per accogliere le persone della nostra community. Mi piace l’idea di far vivere il brand attraverso uno spazio nostro, e oltre alle presentazioni vorremmo organizzare eventi con un po’ di musica. Non saranno frequentati dai classici ospiti che trovi in un evento di moda standardizzato dalla pr list, ma da un target più variegato, che coinvolge il mondo dell’arte e del design. Vogliamo dare risalto al lavoro di chi solitamente resta dietro le quinte, un aspetto a cui tengo particolarmente, perché a volte sento che manca il contatto diretto con le persone.
LOI: Cosa faresti per migliorare il tuo brand?
ID: Potenziare ciò che abbiamo realizzato finora e introdurre il menswear, ho già in mente tutto. Credo molto anche nelle collaborazioni: mi piacerebbe lavorare con Mackintosh o Aquascutum per l’outerwear, con Vans, Aigle o Hunter per le calzature, e potrei immaginare anche uno zaino outdoor in collaborazione con The North Face o Salomon.