Interviste

Andrea Dini - Paul&Shark

Sono passati quarant’anni da quando Paolo Dini vide casualmente, durante una vacanza nel Maine, le due parole che avrebbero dato vita al più famoso luxury sportswear brand d’Italia.
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Sono passati quarant’anni da quando Paolo Dini vide casualmente, durante una vacanza nel Maine, le due parole che avrebbero dato vita al più famoso luxury sportswear brand d’Italia. Su una vecchia vela da lavoro utilizzata sui clipper verso la fine del XVIII secolo, c’era scritto: Paul&Shark.

Oggi al timone dell’azienda c’è suo figlio, Andrea, che, in occasione di quest’anniversario, racconta a L’Officiel Hommes Italia del family business: di cosa significa per lui e per Paul&Shark. Due concetti che nascono nel maglificio del nonno, Gian Lodovico Dini. Andrea ricorda le ore passate là da ragazzo a fargli compagnia durante il pranzo: “in quel momento lì parlavamo, e la cosa che ricordo mi diceva era il senso di family business.” Un senso che Andrea non può dimenticare. “Non è stato un amore per la moda,” dice sinceramente, “avrei deciso di lavorare in quest’azienda anche se facevamo i bulloni o le bottiglie di vetro, per l’onore di continuare una tradizione di famiglia.” Anzi una tradizione di più famiglie, dato che i nonni di tanti dei collaboratori di Andrea hanno iniziato con suo nonno. Andrea, quando parla delle persone che ci lavorano – le quali, ritiene, sono “uno dei motivi più importanti del successo dell’azienda” – parla anche delle loro famiglie. “Diamo da lavorare a 500 persone, 500 famiglie, più la nostra famiglia.” Per il bene di queste famiglie, non tanto per la sua, e non tanto per il Made in Italy, ha deciso di non spostare l’azienda all’estero, neanche in Svizzera, dove avrebbe risparmiato una montagna di tasse, a soli venti minuti di macchina dalla sede originale di Varese.

Mentre la sede è sempre la stessa, tanto è cambiato in questi quarant’anni, grazie al mondo digitale e alla globalizzazione. È proprio questa che secondo Andrea, sorprenderebbe suo nonno dell’azienda di oggi: trovare i loro negozi in più di ottanta Paesi. Però con la globalizzazione arriva anche la concorrenza. Andrea pensa a quando è arrivato in azienda 27 anni fa, quando i concorrenti erano pochissimi: “noi, Burberry e pochi altri.” Oggi considera anche Zara e H&M concorrenti, perché i suoi clienti mettono un giubbotto di Paul&Shark sotto una tshirt di Zara. È una sfida, ma tra altro questo crossover gli piace tantissimo.

Ha preso per le corna anche altre sfide di oggi. Ha coperto la sede di panelli fotovoltaici che producono circa 20% del fabbisogno energetico aziendale, una percentuale impressionante dato che, come dice Andrea, “a Varese piove sempre.” Meno sorprendente è che alla base del progetto di moda etica di Paul&Shark c’è l’idea di famiglia. Andrea spiega: “se un giorno venissero a lavorare in azienda i miei figli mi farebbe molto piacere dargli in mano l’azienda che sia in pace con l’ambiente, in pace con la natura.

E non solo in pace. Per la celebrazione dell’anniversario Paul&Shark ha creato una Capsule Collection con il biologo e fotografo Chris Fallows, della quale una parte del ricavato delle vendite andrà alla Dyer Island Conservation Trust, una fondazione per la protezione dello squalo con cui lavora. È questo aspetto del suo lavoro che ha attirato l’attenzione di Andrea, anche più delle immersioni in gabbia che organizza in Sud Africa – una cosa che Andrea non farebbe mai. “Ho paura,” ammette, anche se non pensa allo squalo come simbolo di paura, ma di “forza ed eleganza.” Su questo lui e Fallows sono d’accordo e Andrea sta già pensando di coinvolgerlo in altre collaborazioni, anche una micro-collezione ogni stagione.

Oltre a continuare a collaborare con Chris Fallows, non ha “idee chiare” sul futuro ma vuole “continuare a buttare dentro l’azienda elementi che arrivano da fuori e che causano un po’ di rimescolamento.” Ad esempio, anticipa che ci sarà una collaborazione con un famoso stilista esterno, forse già a gennaio “un crosslabelling piccolo di dieci, quindici pezzi.” Un progetto nuovo che sicuramente farà un po’ di rimescolamento, ma che fa anche pensare alle collaborazioni prestigiose che suo nonno aveva fatto negli anni Sessanta con Christian Dior e Balenciaga.

Il continuo aprirsi è di famiglia: si torna al concetto più importante del successo di Paul&Shark.

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