Massimiliano Gioni, La Terra Inquieta
Opere di sessantacinque artisti che ci pongono di fronte al presente, inquietano, divertono e a tratti commuovono mentre danno voce alla realtà nella quale viviamo e che solo l’arte ci porta a guardare con una distanza che vuole dire riflessione non oblio.
CLB La Terra è inquieta …non è una sorpresa che mutino gli assi di potere e con essi le rotte di migrazione dei popoli; in particolare questa era una situazione visibile ai più, già da decenni, eppure non è stato fatto niente. Se la politica non ha trovato risposte può farlo l'arte o ne è semplice voce e testimone?
MG Questa è forse la domanda che tutti gli artisti si pongono. La mostra, soprattutto attraverso le opere contemporanee, invita a interrogarsi su quale sia la responsabilità dell’artista di fronte a questi eventi e più generalmente al cospetto della storia. In maniera più ampia si può dire che è una mostra sul problema del realismo, un tema che pensavamo di aver accantonato, dopo tanti anni in cui ci è stato detto che tutto era finzione, mentre gli artisti credono ancora nell’arte come comprensione e rappresentazione della realtà. Artisti che cercano di costruire delle narrazioni e non hanno più l’ambizione di dire la verità ma di mostrare il senso della complessità e delle sfaccettature del reale.
CLB Si percepisce una forte volontà di dare voce…
MG C’è il confronto con i media che presentano, racconti oggettivi o distanti, in cui la voce degl’individui è soffocata mentre molte delle opere in mostra sono racconti in prima persona di artisti che hanno vissuto personalmente storie di fuga e sradicamento; più interessati ad una relazione emotiva ed empatica con i loro soggetti e le storie che raccontano.
CLB Quel miraggio di coesistenza nella differenza di cui parla Édourad Glissant e da cui prende il titolo la mostra, è possibile?
MG Si uno degli elementi di cui parla la poetica di Glissant (lui la chiama mondializzazione e non globalizzazione) è l’idea di una cultura internazionale che non appiattisca le differenze ma anzi le coltivi. Un'altra delle sue idee è quella di una polifonia di linguaggi e punti di vista e credo che questo sia un aspetto che emerge in maniera molto forte dalla mostra.
CLB Coesistenza di artisti, opere ma anche materiali e documenti diversi: che legame c’è con alcune delle tue precedenti grande mostre Il palazzo enciclopedico e La grande madre?
MG Questa è una mostra più piccola che ha però in comune una definizione allargata di arte inserita nel contesto della cultura visiva, come una delle manifestazioni attraverso le quali possiamo imparare ad avere un approccio critico nei confronti delle immagini. Da questo deriva la scelta di affiancare alle opere d’arte documenti e materiali storici. C’è poi un legame nell’ apertura verso le diversità che credo sia una delle caratteristiche più importanti dell’arte. Tanti amanti dell’arte e artisti sono approdati all’arte perché è un luogo più aperto alla diversità: nel Palazzo Enciclopedico la diversità era l’artista eccentrico qui la diversità è la persona che vediamo straniera e diversa da noi.
CLB Una speranza di apertura per il futuro.
In copertina:
FRANCIS ALŸS
In collaborazione con / in collaboration with Julien Devaux, Felix Blume, Ivan Boccara, Abbas Benheim, Fundaciéon Montenmedio Arte, and children of Tanger and Tarifa. Don't Cross the Bridge Before You Get to the River Strait of Gibraltar, 2008. Video e documentazione fotografica di un'azione / Video and photographic documentation of an action. Courtesy Francis Alÿs and David Zwirner, New York/London